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Fondo 394 e SIMEST: come si finanzia l'apertura di un mercato estero e cosa copre davvero
Il fondo rotativo per l'internazionalizzazione finanzia a tasso agevolato l'apertura o il rafforzamento di strutture commerciali fuori dall'Italia, con una quota a fondo perduto e un tetto legato ai ricavi degli ultimi due bilanci. Copre la struttura, non la domanda: ed è la distinzione che decide se il progetto ha senso.

Quando un'impresa italiana decide di presidiare un mercato estero, la prima domanda in consiglio non è quasi mai commerciale: è come si finanzia. La risposta più usata passa dal fondo rotativo per l'internazionalizzazione, noto come Fondo 394 dal decreto legge che lo ha istituito, gestito da SIMEST. È uno strumento che esiste da decenni, che ha cambiato più volte perimetro e condizioni, e che viene raccontato spesso con numeri vecchi. Vale la pena mettere in fila cosa finanzia oggi, con quali limiti, e soprattutto cosa non risolve, perché è la parte che non compare nelle presentazioni.
Che cos'è il Fondo 394
È un fondo pubblico a carattere rotativo, cioè alimentato dal rientro dei finanziamenti concessi, gestito da SIMEST per conto dell'amministrazione competente. Eroga finanziamenti a tasso agevolato, calcolato come quota del tasso di riferimento comunitario, e in molte linee affianca una quota a fondo perduto. La conseguenza pratica è che il costo del denaro risulta molto inferiore a quello bancario: sulla scheda dell'intervento Inserimento sui mercati esteri, consultata nel settembre 2026, il tasso agevolato indicato era dello 0,371%. È un valore che si muove con il tasso di riferimento europeo e va verificato alla data della domanda, non dato per acquisito.
Inserimento sui mercati esteri: importi e durata
La linea più usata da chi apre un mercato nuovo finanzia l'avvio o il rafforzamento di una struttura commerciale all'estero. L'importo massimo è il minore tra due valori: il 35% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci, e un tetto assoluto che la scheda fissa a 500.000 euro per le micro imprese, 2.500.000 euro per le PMI e le startup, 3.500.000 euro per gli altri soggetti. L'importo minimo è di 10.000 euro. La durata ordinaria è di sei anni, di cui due di preammortamento; per i progetti riferiti agli Stati Uniti è prevista una durata estesa a otto anni, sempre con due anni di preammortamento.
La quota a fondo perduto
Al finanziamento agevolato si affianca un cofinanziamento non restituibile. La quota ordinaria arriva fino al 10% dell'intervento richiesto e comunque non oltre 100.000 euro. Esiste una quota maggiorata, fino al 20% e non oltre 200.000 euro, riservata a fattispecie specifiche che le schede hanno individuato in modo diverso nel tempo: localizzazione della sede operativa, appartenenza a categorie come le imprese innovative, area geografica del progetto. È la parte delle condizioni che cambia più spesso da un bando all'altro, quindi va letta sul testo vigente al momento della domanda e non su una sintesi pubblicata l'anno prima.
Cosa è ammissibile e cosa no
Sono ammesse le spese per l'apertura di nuove strutture commerciali all'estero e per il rafforzamento o la sostituzione di strutture esistenti, insieme alle voci collegate all'inserimento del personale e alla sua formazione, comprese le trasferte e i contratti di lavoro locali nelle aree per cui la misura lo prevede. Non è uno strumento per finanziare la produzione, né l'acquisto di merce destinata alla rivendita. La logica è quella di coprire il costo fisso di presidio di un mercato nei primi anni, quando la struttura esiste e i ricavi non ancora. Per questo il preammortamento di due anni non è un dettaglio tecnico: è il cuore della misura.
Il limite che nessuna misura risolve
Un finanziamento agevolato abbassa il costo dell'infrastruttura commerciale, non crea la domanda che quell'infrastruttura dovrà intercettare. La domanda che va posta prima è quante imprese in quel Paese rispondono ai criteri di cliente ideale, chi decide dentro quelle imprese e con quale percorso si arriva a parlarci. Se il bacino è piccolo, una struttura finanziata al 99% resta una struttura che non ha con chi parlare, e i due anni di preammortamento scadono comunque. La verifica preliminare del mercato è la stessa che descrivevamo a proposito dei mercati europei in /strategie-commerciali/export-b2b-mercati-europei-pmi, e va fatta prima della domanda, non dopo la delibera.
Domande frequenti
Quanto posso chiedere con il Fondo 394?
Sulla linea Inserimento sui mercati esteri il massimo è il minore tra il 35% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci e un tetto che varia per dimensione di impresa, da 500.000 euro per le micro a 3.500.000 euro per i soggetti diversi dalle PMI. Il minimo è 10.000 euro.
Quanta parte non va restituita?
La quota ordinaria a fondo perduto arriva fino al 10% dell'intervento e comunque non oltre 100.000 euro. Esiste una quota maggiorata fino al 20%, con un tetto di 200.000 euro, riservata a casi specifici che cambiano da un bando all'altro.
Serve aprire una società all'estero per accedere?
La linea finanzia l'apertura o il rafforzamento di strutture commerciali all'estero, e la forma con cui la struttura viene costituita dipende dal progetto presentato. Le condizioni ammissibili sono indicate nella scheda dell'intervento vigente al momento della domanda.
Fonti
- SIMEST, scheda dell'intervento Inserimento sui Mercati Esteri, sezione finanziamenti agevolati, consultata il 21 settembre 2026
- Fondo rotativo per operazioni di sostegno alle imprese esportatrici, istituito dall'art. 2 del D.L. 28 maggio 1981 n. 251, convertito dalla L. 29 luglio 1981 n. 394
- SIMEST, condizioni dei finanziamenti agevolati per l'internazionalizzazione, edizione vigente a settembre 2026
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