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I distretti industriali italiani sono 141 e contengono due terzi degli addetti manifatturieri: come si usa questa mappa

L'Istat identifica 141 distretti industriali su 611 sistemi locali del lavoro. Sono un quarto del sistema produttivo del Paese e il 65,8% degli addetti manifatturieri, concentrati in cinque regioni che da sole fanno l'88,3% dell'occupazione distrettuale. È il terzo criterio di selezione commerciale, dopo il codice di attività e la regione, e quasi nessuno lo usa.

I distretti industriali italiani sono 141 e contengono due terzi degli addetti manifatturieri: come si usa questa mappa

Chi costruisce una lista di aziende in target in Italia parte quasi sempre da due campi: il codice di attività e la regione. Esiste un terzo criterio, pubblico e gratuito, che nel manifatturiero spiega più dei primi due e che quasi nessuno usa in chiave commerciale. È la mappa dei distretti industriali pubblicata dall'Istat, costruita non sui confini amministrativi ma sugli spostamenti quotidiani tra casa e lavoro. Dice dove le imprese di uno stesso comparto stanno fisicamente vicine, e quindi dove un fornitore che entra in una di esse ha la probabilità più alta di entrare anche nelle altre.

Cosa sono i 141 distretti e come sono stati contati

L'Istat individua i distretti industriali partendo dai sistemi locali del lavoro, aree definite con i flussi di pendolarismo rilevati dal censimento della popolazione. Applicando a ciascuno dei 611 sistemi locali i dati su unità locali, attività economiche e addetti del censimento dell'industria e dei servizi, ha identificato 141 distretti industriali. Rispetto alla rilevazione precedente il numero scende di 40 unità, ma la dimensione media di ciascuno cresce: 15 comuni contro 13, 94.513 abitanti contro 67.828, 8.173 unità locali contro 6.103, 34.663 addetti contro 26.531. Meno distretti e più grandi, cioè una concentrazione che aumenta invece di disperdersi.

Quanto pesano, in numeri

I distretti industriali sono il 23,1% dei sistemi locali del lavoro italiani, assorbono il 24,5% degli addetti totali e il 24,4% delle unità locali produttive. Circa un quarto del sistema produttivo del Paese, e dentro quei confini risiede intorno al 22% della popolazione. Sul manifatturiero il peso è molto più alto: i distretti assorbono il 65,8% degli addetti dell'industria manifatturiera, in calo dal 70,9% della rilevazione precedente ma ancora due terzi del totale. Per chi vende alla manifattura è il dato operativo: due aziende su tre del proprio mercato potenziale stanno dentro 141 aree, non distribuite in modo uniforme sul territorio nazionale.

Dove sono, e perché non è la geografia delle regioni

Il maggior numero di distretti è nel Nord est, con 45 aree, dove oltre due terzi dei sistemi locali corrispondono a un distretto. Seguono il Centro con 38, pari al 71,7% dei propri sistemi locali, e il Nord ovest con 37, pari al 58,7%. Al Sud sono 17, concentrati in Puglia con 7, Campania con 6 e Abruzzo con 4. Nelle Isole sono 4, tutti in Sardegna. Sull'occupazione la concentrazione è ancora più netta: Lombardia e Veneto insieme assorbono il 60,4% dell'occupazione manifatturiera distrettuale, e aggiungendo Toscana, Emilia-Romagna e Marche si arriva all'88,3%. Cinque regioni su venti.

Come si usa in una selezione commerciale

Il distretto è un criterio di sequenza, non un filtro di esclusione. Tre usi concreti. Il primo è l'ordine di lavorazione: si parte dalle aree in cui il proprio comparto è concentrato, perché il bacino regge una frequenza costante di contatto e il tempo speso per capire il settore si distribuisce su più aziende. Il secondo è il contenuto del messaggio, che in un distretto può nominare fatti locali verificabili, dalla struttura della filiera ai vincoli di consegna condivisi, e smette di suonare generico. Il terzo è la referenza: in un'area dove le imprese si conoscono, il primo cliente ha un valore di apertura che altrove non ha. Sul passaggio da un bacino ampio a una lista lavorabile abbiamo scritto in /strategie-commerciali/segmentare-tam-b2b-da-quarantamila-a-ottocento.

I tre limiti del dato, da conoscere prima di usarlo

Il primo limite è l'età: la classificazione in vigore poggia sul censimento del 2011, quindi descrive una geografia che in quindici anni si è mossa, con comparti usciti dal mercato e altri cresciuti. Va letta come struttura di lungo periodo, non come fotografia dell'anno in corso. Il secondo è il perimetro: i distretti sono per definizione aree a prevalenza manifatturiera e di micro, piccola e media impresa, quindi chi vende a servizi, commercio o grandi gruppi non trova qui il proprio mercato. Il terzo è che il distretto dice dove, non chi: la presenza in un'area non sostituisce la verifica della singola impresa, per la quale il codice di attività resta un punto di partenza con i limiti descritti in /dati/ateco-2025-liste-aziende-in-target.

Domande frequenti

Quanti sono i distretti industriali in Italia?

Sono 141, individuati dall'Istat applicando ai 611 sistemi locali del lavoro i dati del censimento dell'industria e dei servizi del 2011. Rispetto alla rilevazione precedente sono 40 in meno, ma ciascuno è mediamente più grande: 15 comuni e 34.663 addetti contro 13 comuni e 26.531 addetti.

A cosa serve sapere in quale distretto si trova un'azienda?

Serve a decidere l'ordine con cui lavorare un mercato e a scrivere messaggi che citano fatti locali verificabili. Dato che i distretti assorbono il 65,8% degli addetti manifatturieri italiani, per chi vende alla manifattura due aziende su tre del bacino potenziale stanno dentro 141 aree.

I distretti industriali coincidono con le province?

No. Sono costruiti sui sistemi locali del lavoro, cioè su aree definite dagli spostamenti quotidiani tra casa e lavoro, e attraversano i confini provinciali. Un distretto è composto in media da 15 comuni, che possono appartenere a province diverse.

Fonti

  • Istat, "I distretti industriali. Anno 2011", pubblicato il 24 febbraio 2015: 141 distretti industriali identificati applicando ai 611 sistemi locali del lavoro i dati del 9° Censimento generale dell'industria e dei servizi, 40 distretti in meno rispetto al 2001
  • Istat, stessa rilevazione: i distretti sono il 23,1% dei sistemi locali del lavoro, il 24,5% degli addetti e il 24,4% delle unità locali produttive; assorbono il 65,8% degli addetti dell'industria manifatturiera, in calo dal 70,9% del 2001; vi risiede circa il 22% della popolazione
  • Istat, stessa rilevazione: dimensione media di 15 comuni, 94.513 abitanti, 8.173 unità locali e 34.663 addetti per distretto; 45 distretti nel Nord est, 38 nel Centro, 37 nel Nord ovest, 17 nel Sud e 4 nelle Isole
  • Istat, stessa rilevazione: Lombardia e Veneto assorbono il 60,4% dell'occupazione manifatturiera distrettuale (33,7% e 26,7%), seguite da Toscana 9,9%, Emilia-Romagna 9,4% e Marche 8,7%, per un totale dell'88,3%
  • Istat, 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, per la definizione dei sistemi locali del lavoro sulla base degli spostamenti tra luogo di residenza e luogo di lavoro

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